PFAS nelle acque potabili

PFAS nelle acque potabili

Inquinamento diffuso da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nelle acque potabili

Nell’estate 2013, a seguito di una campagna di misurazione di sostanze chimiche contaminanti rare sui principali bacini fluviali italiani, promossa dal Ministero dell'Ambiente, è emerso un inquinamento diffuso da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) in alcuni ambiti del territorio regionale.

L’inquinamento riguarda parte delle province di Vicenza, Verona e Padova. I PFAS sono stati riscontrati nelle acque superficiali, nelle acque sotterranee e anche in alcuni campioni di acque destinate al consumo umano (per approfondire).

Le sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) sono composti chimici di sintesi utilizzati in molteplici applicazioni industriali e in prodotti di largo consumo, già a partire dagli anni Cinquanta. Sono usati principalmente per rendere resistenti ai grassi e all'acqua diversi materiali, quali tessuti, tappeti, carta, rivestimenti di contenitori per alimenti, nonché come emulsionanti e tensioattivi in prodotti per la pulizia, insetticidi, schiume anti-incendio, vernici. Questi composti sono altamente persistenti nell'ambiente, con una rilevante capacità di diffusione nell’ambiente idrico.

Si tratta di composti organici formati da una catena alchilica idrofobica di lunghezza variabile (in genere da 4 a 14 atomi di carbonio), completamente fluorurata (tutti gli atomi di idrogeno sono sostituiti da atomi di fluoro), e da un gruppo idrofilico, generalmente un acido carbossilico o solfonico. Le molecole più utilizzate e studiate sono l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e l’acido perfluoroottansolfonico (PFOS), a 8 atomi di carbonio, ma esistono vari congeneri con un diverso numero di atomi di carbonio (v. tabella).

Composto perfluoroalchilico Sigla
Acido perfluorobutanoico PFBA
Acido perfluorobutansolfonico PFBS
Acido perfluoropentanoico PFPeA
Acido perfluoroesanoico PFHxA
Acido perfluoroesansolfonico PFHxS
Acido perfluotoeptanoico PFHpA
Acido perfluoroottanoico PFOA
Acido perfluoroottansolfonico PFOS
Acido perfluorononanoico PFNA
Acido perfluorodecanoico PFDeA
Acido perfluoroundecanoico PFUnA
Acido perfluorododecanoico PFDoA

Le attuali conoscenze relative agli effetti dei PFAS sulla salute derivano da studi condotti su animali e da indagini epidemiologiche su lavoratori e popolazioni esposte. I risultati della letteratura scientifica tuttavia non sono sempre concordi nel rilevare l’associazione fra esposizione a PFAS e determinate patologie.

Le principali ricerche sull’uomo sono state condotte negli Stati Uniti, nell’ambito del cosiddetto C8 Health Project, che ha riguardato circa 70.000 persone esposte a PFAS tramite l’acqua potabile in Ohio e in West Virginia. Nel 2012 i ricercatori (C8 Science Panel) hanno concluso, sulla base dei propri risultati, di altri studi presenti nella letteratura scientifica e della revisione dei dati tossicologici, che esiste un’associazione probabile tra esposizione a PFOA e ipercolesterolemia, ipertensione in gravidanza e pre-eclampsia, malattie della tiroide e alterazioni degli ormoni tiroidei, colite ulcerosa, tumore del rene e tumore del testicolo. Non hanno invece trovato evidenze di correlazione con ipertensione, diabete mellito di tipo II, malattie coronariche e ictus, malattie croniche del rene, malattie del fegato, osteoartrite, morbo di Parkinson, malattie infettive, malattie respiratorie, malattie autoimmuni, altri tumori, disordini nello sviluppo neurologico dei bambini, difetti congeniti, aborti spontanei e nati morti, nascite pretermine (prima della 37° settimana) e basso peso alla nascita (inferiore a 2500 g).

Ulteriori studi hanno inoltre rilevato la possibile associazione con: aumento moderato degli enzimi epatici (ALT e GGT), non associato a malattie del fegato; riduzione della risposta immunitaria alle vaccinazioni; riduzione del peso medio alla nascita.

L’International Agency of Research on Cancer (IARC) ha classificato il PFOA come possibile cancerogeno per l’uomo (gruppo 2b), sulla base di una limitata evidenza nell’uomo (per le sedi del testicolo e del rene) e nell’animale di laboratorio.

Per approfondire

La Regione ha individuato l’area di massima esposizione sanitaria a PFAS (la cosiddetta “area rossa”), sulla base delle concentrazioni di PFAS nelle acque di acquedotto precedenti all’applicazione dei filtri nel 2013, dei livelli di PFAS nelle acque superficiali e sotterranee, e dei risultati dello studio di biomonitoraggio (v. sotto).

Quest’area comprende in totale 21 Comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova.

Nel territorio dell’Azienda ULSS 9 Scaligera i Comuni ricompresi nell’area rossa sono 13: Albaredo D'Adige, Arcole, Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella, Zimella (nel territorio dell’ex ULSS 20, per un totale di 34.219 residenti); Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe, Terrazzo (nel territorio dell’ex ULSS 21, per un totale di 37.661 residenti). Si tratta dei comuni serviti dalla rete di acquedotto alimentata dal campo pozzi di Almisano di Lonigo (VI), che è risultato contaminato da PFAS.

Per approfondire

Le acque destinate al consumo umano “non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana” (D.lgs. 31/2001, che attua la direttiva 98/83/CE).

La normativa fissa requisiti minimi di sicurezza, che riguardano un numero relativamente limitato di sostanze di interesse prioritario, sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili. Per queste sostanze vengono fissati dei “valori di parametro”, cioè limiti di concentrazione che garantiscono un consumo sicuro nell’intero arco della vita, in genere fondati sugli orientamenti stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I PFAS non sono inclusi tra i requisiti minimi fissati dalla normativa italiana, che pertanto non ne definisce i limiti di concentrazione. Neanche la legislazione europea né l'Organizzazione Mondiale della Sanità definiscono dei valori di accettabilità nelle acque idonee al consumo umano per queste sostanze.

Per questo motivo, quando è stata riscontrata la presenza di PFAS nelle acque destinate al consumo umano, la Regione Veneto ha chiesto il supporto tecnico-scientifico del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore della Sanità, che ha stabilito in via provvisoria i seguenti “livelli di performance (obiettivo)”, nello scenario di contaminazione considerato:

PFOA PFOS Somma altri PFAS*
0,5 µg/L 0,03 µg/L 0,5 µg/L

*Devono essere ricercati almeno PFBA, PFBS, PFPeA, PFHxA, PFHxS, PFHpA, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA


I livelli di performance sono definiti come valori raggiungibili mediante l’applicazione di efficaci processi di trattamento delle acque, e rappresentano un “valore obiettivo provvisorio tossicologicamente accettabile”.

Per approfondire

Per i due composti a catena corta (PFBA e PFBS), che hanno una tossicità e una capacità di bioaccumulo minore rispetto ai congeneri a 8 atomi di carbonio, l’Istituto Superiore di Sanità ha ammesso concentrazioni fino a 0,5 μg/L ciascuno, in circostanze eccezionali e transitorie dovute a condizioni meteo-climatiche critiche (periodi di siccità); in questo caso, il parametro “somma di altri PFAS” (limite: 0,5 μg/L) comprende gli otto composti rimanenti: PFPeA, PFHxA, PFHpA, PFHxS, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA.

I livelli di performance stabiliti dal Ministero della Salute (prot. n. 2565 del 29/1/2014) valgono anche per gli utenti non allacciati alla rete dell’acquedotto, che attingono acqua per uso potabile da pozzi privati. L'uso potabile include anche l'utilizzo per la reidratazione e la ricostituzione di alimenti, per la preparazione di alimenti e bevande in cui l'acqua costituisca un ingrediente, o entri in contatto con l'alimento per tempi prolungati, o sia impiegata per la cottura.

Acque attinte da pozzi privati con livelli di PFAS superiori ai limiti di performance ma inferiori a 0,3 µg/L per il PFOS e 3 µg/L per il PFOA (valori di concentrazione stimabili in base alla dose tollerabile giornaliera definita dall'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), possono essere utilizzate per il lavaggio di stoviglie ed alimenti in cui l'acqua entri in contatto per tempi ridotti e venga rimossa per la gran parte dalla superficie (ad esempio lavaggio di frutta e verdura, sotto flusso d’acqua, consigliando l’uso di acque potabili per l’ultimo risciacquo) e per igiene personale, anche in caso di possibile ingestione (compreso il lavaggio dei denti); le acque attinte da pozzi privati possono in ogni caso essere utilizzate per l’igiene degli indumenti e degli ambienti e per ogni uso nelle reti di scarico e tecnologiche (ad esempio impianti termici).

Tabella - Limiti di concentrazione dei PFAS nelle acque dei pozzi privati

Tipologia Indicazione
PFOA inf. a 0,5 μg/L
PFOS
inf. a 0,03 μg/L
Somma altri PFAS
inf. a 0,5 μg/L
Sì: Tutti gli usi, incluso uso potabile
(che comprende anche la preparazione di alimenti e bevande)
PFOA 0,5 - 3 μg/L
PFOS 0,03 - 0,3μg/L
Somma altri PFAS inf. a 0,5 μg/L
No: Uso potabile (inclusa la preparazione di alimenti e bevande)
Sì: Lavaggio di stoviglie ed alimenti e igiene personale; igiene degli indumenti e degli ambienti
PFOA sup. a 3 μg/L
PFOS sup. a 0,3 μg/L
Somma altri PFAS sup. a 0,5μg/L
No: Uso potabile (inclusa la preparazione di alimenti e bevande); lavaggio di stoviglie ed alimenti e igiene personale
Sì: Igiene degli indumenti e degli ambienti
Per approfondire

L'Istituto Superiore di Sanità, nel primo parere del 7/6/2013, ha rassicurato sulla mancanza di un rischio immediato per la popolazione esposta, ma a scopo cautelativo ha consigliato l'adozione di misure di trattamento delle acque potabili per l'abbattimento delle sostanze in questione, e misure di prevenzione e controllo delle filiera idrica delle acque destinate al consumo umano nei territori interessati.

Per approfondire

Pertanto, sotto la guida della Regione e in coordinamento con i diversi soggetti interessati (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale - ARPAV, Aziende ULSS, Comuni, Enti Gestori dei Servizi Idrici Integrati), è stata adottata una serie di iniziative per abbattere e tenere sotto controllo le concentrazioni dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano.

L’ARPAV ha effettuato una campagna di misurazioni, a livello sia di acque superficiali (fiumi, canali) sia di acque profonde (falde), per delimitare l’area interessata e individuare le fonti di immissione delle sostanze inquinanti. La contaminazione è prevalentemente dovuta agli scarichi di uno stabilimento chimico con sede a Trissino, in provincia di Vicenza.

L'Ente Gestore Acque Veronesi ha provveduto, nel luglio 2013, a dismettere i pozzi più inquinati e a potenziare i filtri a carbone attivo presso gli impianti di adduzione dell'acqua attinta dal campo pozzi di Almisano di Lonigo.

Successivi controlli sulle acque a monte e a valle degli impianti di trattamento ne hanno confermato l’efficacia, con una netta riduzione dei livelli di PFAS.

L’Azienda ULSS monitora costantemente i livelli di PFAS nelle acque distribuite dall’acquedotto, quale controllo esterno - vai alla pagina dei rapporti di prova (link interno). Il gestore dell’acquedotto effettua dei monitoraggi in autocontrollo. Per tutelare la salute della quota di popolazione non allacciata all’acquedotto la Regione ha elaborato degli indirizzi operativi per l’utilizzo dei pozzi privati ad uso potabile, chiedendo in primo luogo ai Comuni coinvolti di effettuarne la mappatura. Tutti i cittadini che utilizzano pozzi privati per uso potabile personale, o per la produzione di alimenti, devono effettuare la ricerca dei PFAS nelle acque prelevate dai pozzi.

Per approfondire

Per calcolare la dose di PFAS assunta quotidianamente per via orale, bisogna considerare non solo la quota ingerita attraverso l’acqua, ma anche il contributo della dieta, sulla base delle stime di esposizione alimentare. In particolare, il PFOS ha una capacità di bioaccumulo negli organismi viventi più elevata.

Per questo motivo è stato effettuato, nel corso del 2014-2015, un primo monitoraggio su campioni di alimenti (vegetali, muscolo, carne avicola, frattaglie di ruminanti e di specie avicole, uova, prodotti ittici).

Per approfondire

E’ stato inoltre predisposto uno specifico piano di monitoraggio degli alimenti di produzione locale, che prevede in totale l’analisi, entro il 2017, di circa 600 campioni di alimenti di origine animale (muscolo e fegato di suini, bovini, avicoli, latte, uova e pesci di acqua dolce) e di 800 campioni di alimenti di origine vegetale (mele, pere, altra frutta, uva da vino, patate, radicchio, lattuga, pomodoro, asparago, cipolla, altre verdure, mais). I primi campioni di prodotti vegetali sono stati raccolti nell’autunno 2016; il monitoraggio proseguirà nel 2017 secondo le indicazioni regionali e la stagionalità.

Per approfondire
Piano di campionamento degli alimenti (DGR 2133/2016)

La Regione Veneto, con nota prot. n. 111133 del 21/3/2016, ha dato indicazioni affinché gli allevatori e i proprietari di aziende di produzione alimentare che utilizzano un pozzo come fonte di approvvigionamento idrico effettuino campioni per la ricerca dei PFAS e comunichino i risultati all’ULSS competente per le valutazioni. L’acqua usata per abbeverare gli animali da allevamento deve rispettare i valori di performance stabiliti dal Ministero della Salute (prot. n. 2565 del 29/1/2014). In caso di superamento dei limiti di accettabilità, l’Azienda ULSS deve effettuare dei sopralluoghi e fornire indicazioni sulle azioni correttive da adottare.

Tra luglio 2015 ed aprile 2016, con il coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità, è stato condotto uno studio esplorativo di biomonitoraggio, per valutare le concentrazioni di PFAS nel sangue  delle persone residenti in alcune aree soggette all’inquinamento, e confrontarla con quelle di una popolazione di controllo, non esposta a PFAS attraverso l’acqua potabile. I Comuni coinvolti sono stati 14: 7 scelti tra quelli a maggiore esposizione (Montecchio Maggiore, Brendola, Sarego, Lonigo, Altavilla, Creazzo, Sovizzo) e 7 di controllo (cioè non esposti all’inquinamento) dislocati nella pianura Veneta (tra cui anche il Comune di Mozzecane, nel territorio dell’ex Ulss 22). In totale sono stati coinvolti più di 500 soggetti, di età compresa tra i 20 e i 50 anni. A tutti è stato effettuato un prelievo di sangue per la determinazione dei livelli di PFAS (12 composti), e somministrato un questionario per la raccolta di informazioni sugli stili di vita e le abitudini alimentari.

Lo studio ha rilevato concentrazioni di PFOA significativamente più elevate nel sangue delle persone residenti nelle zone interessate dalla contaminazione (mediana 13,8 ng/ml, fino a 70 ng/ml nei comuni più esposti), rispetto al gruppo di controllo (mediana 1,64 ng/ml). Per confronto, si segnala che negli Stati Uniti, dove si è verificata in passato un’estesa contaminazione da PFAS in West Virginia e in Ohio, si sono registrati valori mediani di PFOA intorno ai 25 ng/ml nella popolazione esposta.

E’ ancora in corso di valutazione la seconda parte dello studio, relativa a 120 operatori e residenti di aziende agro-zootecniche nell’area di impatto, a cui hanno partecipato anche l’ex-Ulss 20 e l’ex-Ulss 21 nel quarto trimestre del 2016.

Per approfondire

La Regione Veneto ha promosso la realizzazione di alcuni studi epidemiologici sulla salute della popolazione residente nei comuni esposti all’inquinamento, condotti grazie all’analisi di dati sanitari correnti. Si fa presente che questo tipo di studi fornisce risultati preliminari e orientamenti per successive indagini più approfondite, ma non permette di stabilire una relazione di causa-effetto tra l’esposizione a PFAS e lo sviluppo di malattie. A questo scopo è necessario condurre altri tipi di indagine, avendo a disposizione i dati di esposizione individuali.

Per approfondire

Visti i risultati dello studio di biomonitoraggio, la Regione Veneto ha deciso di avviare un piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche, che coinvolgerà circa 85 mila persone, di cui 47.533 afferenti all’ULSS 9 Scaligera.

I comuni interessati, nel territorio dell’ULSS 9 Scaligera, sono: Albaredo D'Adige, Arcole, Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella, Zimella, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe, Terrazzo.

Tutti i cittadini residenti o domiciliati nei comuni citati, di età compresa fra 14 e 65 anni (ovvero nati dall’1/1/1951 al 31/12/2002), saranno invitati con una lettera ad effettuare gratuitamente una visita e un prelievo di sangue. La sorveglianza è iniziata nel vicentino a fine gennaio 2017, cominciando con i quattordicenni, e sarà successivamente estesa agli altri territori interessati.

L’ULSS 9 Scaligera sta predisponendo le modalità organizzative ed operative per attivare la sorveglianza secondo le indicazioni regionali, in accordo con i Referenti Regionali e con il coordinamento del Centro Unico di Screening dell’ULSS 8 Berica.

Per approfondire

Enti regolatori diversi hanno proposto nel tempo differenti dosi tollerabili giornaliere e valori guida* nell’acqua potabile per PFOA e PFOS, anche partendo dagli stessi dati sperimentali. Tali divergenze rispecchiano le difficoltà insite nella valutazione del rischio dei composti perfluoro-alchilici, per le loro non comuni caratteristiche chimiche e biologiche.

Tabella - Dose tollerabile giornaliera
Dose tollerabile giornaliera per chilo di peso corporeo (TDI: Tolerable Daily Intake), secondo quanto proposto da diversi enti regolatori europei e extraeuropei (citati dall’Istituto Superiore di Sanità, parere Prot. 07/06/2013 – 0022264).


Dose tollerabile giornaliera (TDI) Dose tollerabile giornaliera (TDI)
Ente regolatore PFOA PFOS
Autorità Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA), 2008 1,5 μg/kg p.c.
(1500 ng/kg p.c.)
0,15 μg/kg p.c.
(150 ng/kg p.c.)
Agenzia per la Protezione dell'Ambiente, USA (U.S. EPA), 2009 0,2 μg/kg p.c.
(200 ng/kg p.c.)
0,08 μg/kg p.c.
(80 ng/kg p.c.)

Nella tabella che segue sono riportati alcuni valori di riferimento per PFOA, PFOS e altri PFAS nelle acque potabili, proposti in vari stati europei ed extraeuropei. Diversi stati membri dell’Unione Europea non hanno definito alcun limite. Come si può vedere nella tabella, le definizioni e i significati dei valori di riferimento variano a seconda dell’ente regolatore che li ha proposti.

Tabella - Valori di riferimento nell’acqua potabile
Valori nelle acque potabili relativi all’acido perfluoroottanoico (PFOA), all’acido perfluoroottansulfonico (PFOS) e alla somma delle concentrazioni di PFOA e PFOS, secondo quanto proposto da diversi enti regolatori europei e extraeuropei.

Ente regolatore Definizione dei valori di riferimento delle acque potabili PFOA PFOS Somma altri PFAS
Germania
Trinkwasserkommission - Commissione per le acque potabili, 2006
Strictly health-based guide value
(concentrazione tollerabile considerando una esposizione per tutta la vita in tutti i gruppi di popolazione)
Somma PFOA+PFOS ≤0,3 μg/L
(300 ng/L)
Somma PFOA+PFOS ≤0,3 μg/L
(300 ng/L)
-
Regno Unito
Drinking Water Inspectorate, 2009
Guidance value 5 μg/L (5000 ng/L) 1 μg/L (1000 ng/L) -
Olanda
National Institute of Public Health and Environment, 2011
Maximum Tolerable Level - 0,53 μg/L
(530 ng/L)
-
Italia
Ministero della Salute, 2014
Livelli di perfomance (obiettivo) 0,5 μg/L
(500 ng/L)
0,03 μg/L
(30 ng/L)
0,5 μg/L
(500 ng/L)
Danimarca
Danish Environmental Protection Agency, 2015§
Health-based quality criteria 0,3 μg/L
(300 ng/L)
0,1 μg/L
(100 ng/L)
-
Svezia
National Food Agency, 2016
Action limit Somma 11 PFAS* inf. 0,09 μg/L (90 ng/L) Somma 11 PFAS* inf. 0,09 μg/L (90 ng/L) Somma 11 PFAS* inf. 0,09 μg/L (90 ng/L)
U.S. EPA
Agenzia per la Protezione dell'Ambiente, USA, 2016
Health Advisory Somma PFOA+PFOS ≤0,07 μg/L
(70 ng/L)
Somma PFOA+PFOS ≤0,07 μg/L
(70 ng/L)
-
New Jersey
New Jersey Drinking Water Quality Institute, 2016
Health-based maximum contaminant level 0,014 μg/L
(14 ng/L)
- -
Canada
Health Canada, Government of Canada, Committee of drinking water, 2016
Maximum acceptable concentration 0.2 µg/L
(200 ng/L)
0,6 µg/L
(600 ng/L)
-
Australia
enHealth- Environmental Health Standing Committee of the Australian Health Protection Principal Committee, 2016
Recommended interim values 5 μg/L
(5000 ng/L)
0,5 μg/L
(500 ng/L)
-

§ Per i casi in cui PFOS, PFOA e PFOSA si trovano contemporaneamente nell’acqua potabile è stato proposto il seguente criterio: (conc. PFOA/0.3) + (conc. PFOS/0.1) + (conc. PFOSA/0.1) 1
# Devono essere ricercati almeno PFBA, PFPeA, PFBS, PFHxA, PFHpA, PFHxS, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA; in circostanze eccezionali e transienti sono ammessi livelli di PFBA e PFBS fino a 0,5 μg/L e, in tali circostanze, nel parametro “somma di altri PFAS” devono essere ricercati almeno i seguenti composti: PFPeA, PFHxA, PFHpA, PFHxS, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA, con un limite di 0,5 μg/L riferito alla somma dei composti.
*PFBS, PFHxS, PFOS, 6:2-FTSA, PFBA, PFPeA, PFHxA, PFHpA, PFOA, PFNA, PFDA

Si segnala che l’Agenzia Statunitense per la Protezione dell’Ambiente - U.S. EPA - nel 2016 ha rivisto i valori provvisori per l’acqua potabile indicati nel 2009 (pari a 0,2 µg/L per PFOS e a 0,4 µg/L per PFOA), proponendo un limite pari a 0,07 µg/L per la somma delle concentrazioni di PFOS e PFOA. L’U.S. EPA specifica che questo criterio - che non ha valore normativo - si applica sia all’esposizione cronica sia a quella acuta (mesi o settimane).

*Dosi tollerabili giornaliere e valori guida
Per molte sostanze chimiche presenti nell’acqua destinata al consumo umano vengono fissati dei valori guida (guideline values). Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il valore guida di una sostanza è la concentrazione nell’acqua che non comporta rischi significativi per la salute considerando che venga consumata per tutta la vita. In alcuni casi, vengono fissati dei valori guida provvisori, basati sulle concentrazioni ragionevolmente ottenibili tramite i metodi di trattamento dell’acqua o quando c’è un alto grado di incertezza sui dati tossicologici o sanitari.

La formula utilizzata per calcolare il valore guida (GV) di una sostanza nell’acqua potabile è:

  • GV = TDI x peso corporeo x P/Vol
  • TDI = dose tollerabile giornaliera (tolerable daily intake)
  • P = quota di assunzione della sostanza in oggetto con l’acqua potabile (l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica in via cautelativa il 20%)
  • Vol = volume di acqua potabile assunta al giorno

La dose tollerabile giornaliera (tolerable daily intake - TDI) è la stima della quantità di sostanza, espressa in microgrammi per chilo di peso corporeo al giorno, che può essere ingerita ogni giorno per tutta la vita, senza rischi apprezzabili per la salute. La TDI viene stimata in genere a partire da studi tossicologici sugli animali di laboratorio, applicando dei fattori correttivi per estrapolare i dati all’uomo.

Ad esempio, poniamo che la TDI di una sostanza chimica sia pari a 1 microgrammo per chilo di peso corporeo al giorno. Ciò significa che un bambino di 10 kg può assumere fino a 10 microgrammi al giorno di quella sostanza (TDI x peso corporeo).

Se, per ipotesi, l’acqua fosse l’unica via attraverso cui viene assunta la sostanza (P=100%), potrebbe contenerne fino a 10 microgrammi al litro (GV) senza comportare rischi per la salute, considerando che il consumo medio di acqua al giorno per un bambino di 10 kg è pari a 1 litro (TDI x peso corporeo x 1/Vol).

Ma se la sostanza può essere assunta anche per altre vie (ad esempio, attraverso gli alimenti, come è il caso dei PFAS), è necessario abbassare proporzionalmente il valore guida nell’acqua potabile. Continuando con l’esempio: se si stima che il 20% dell’introito totale derivi dall’acqua (P=20%), come indicato in genere dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il valore guida sarà pari a 2 microgrammi/litro (TDI x peso corporeo x 0,2/Vol).

N. 1 - luglio 2017

Nell'ambito del Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta a PFAS, è stato predisposto il Rapporto n. 1/2017, che illustra i primi dati disponibili sulla sorveglianza, basato su un campione di 1.342 ragazzi nati tra il 1997 e il 2002 e residenti nei Comuni di Alonte, Brendola, Lonigo e Sarego

Rapporti di prova con ricerca di PFAS

Campionamenti effettuati sull'acqua potabile dall'Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, suddivisi per comune e data di prelievo

Tutela acque destinate al consumo umano

La Regione del Veneto garantisce ai cittadini il controllo sulla qualità delle acque potabili. Tale attività viene espletata attraverso l’indirizzo e il coordinamento sul tema delle Aziende ULSS a garanzia dell’omogeneità degli interventi sul territorio

Sostanze perfluoro alchiliche (PFAS)

ARPAV. Nel corso dell’estate del 2013, a seguito di alcune ricerche sperimentali su potenziali inquinanti “emergenti” effettuate su incarico del Ministero dell’Ambiente, è stata segnalata la presenza, in alcuni ambiti del Veneto, di sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) in acque sotterranee, acque superficiali e acque potabili

Data ultimo aggiornamento: 16/08/2017

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Rapporti di prova con ricerca di PFAS

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